Simboli Quadrato ■ □ ◼ da Copiare e Incollare
Quadrati pieni, vuoti, campiti e in cinque misure diverse, dal quadratino al blocco grande.
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I quadrati Unicode sono organizzati per corpo, non per stile, e conoscere la scala evita molte delusioni. Dal più piccolo al più grande: ▪ ▫ (small, U+25AA e U+25AB), ◾ ◽ (medium small), ◼ ◻ (medium), ■ □ (la coppia di riferimento, U+25A0 e U+25A1) e ⬛ ⬜ (large, dal blocco Miscellaneous Symbols and Arrows). Le proporzioni relative però le decide il font: in Arial ■ è nettamente più grande che in Times New Roman, quindi una fila costruita mescolando misure diverse cambia aspetto da un dispositivo all'altro.
Sulla scala si innesta una trappola. ◾ ◽ ⬛ ⬜ hanno la presentazione emoji predefinita: escono sempre colorati dal font emoji di sistema, con il loro corpo e la loro spaziatura, e non seguono il colore del testo. ◼ e ◻ hanno una variante emoji ma di norma restano testo. ■ □ ▪ ▫ non sono emoji e si comportano sempre come lettere. Se stai costruendo una barra di avanzamento o un grafico in testo semplice, usa solo l'ultimo gruppo, altrimenti su iPhone la fila si spezza in blocchi di dimensione diversa.
C'è poi un problema di percezione che riguarda solo il quadrato vuoto. □ è identico o quasi al glifo che i sistemi mostrano quando un font non contiene il carattere richiesto, il famoso rettangolo vuoto. Se scrivi «□ da fare» in un messaggio, una parte dei destinatari penserà che il tuo simbolo non gli sia arrivato. Nelle liste di cose da fare conviene quindi ☐ (U+2610), la casella da scheda elettorale, che ha proporzioni diverse da un rettangolo di errore e si abbina a ☑ e ☒.
I quadrati campiti ▤ ▥ ▦ ▧ ▨ ▩ ▣ sono infine un lascito della grafica in bianco e nero: prima che gli schermi avessero il colore, le aree di un grafico si distinguevano per trama. Tornano utili proprio dove il colore non c'è, per esempio in una legenda stampata in bianco e nero.
Barre di avanzamento e caselle in testo semplice
La barra di avanzamento più solida in testo semplice si costruisce con una sola coppia, ■ e □, ripetuta per dieci posizioni: ■■■■■■■□□□ per il settanta per cento. Usare una coppia sola garantisce che tutti i caratteri abbiano lo stesso ingombro e che la barra non si deformi, mentre mescolare ■ con ▪ produce una fila irregolare. Alla barra va sempre affiancato il valore in cifre, perché chi ascolta la pagina sente pronunciare dieci nomi di quadrato senza ricavarne la percentuale.
Per le caselle vale una distinzione di ruolo. ☐ ☑ ☒ sono immagini di caselle e servono a mostrare uno stato in un testo che non prevede controlli: una nota, un messaggio, una descrizione di attività. In una pagina web non sostituiscono un vero campo di tipo checkbox, che il browser rende raggiungibile da tastiera e annuncia come «casella di controllo, selezionata». Nella pratica quotidiana ☐ e ☑ sono perfetti in una lista condivisa su Telegram o in una nota del telefono, dove nessuna formattazione è disponibile.
Domande Frequenti
Su Windows funziona Alt+9632 con il tastierino numerico; nelle applicazioni che accettano i vecchi codici DOS anche Alt+254 produce ■. In Word puoi scrivere 25A0 e premere subito Alt+X. Su macOS si passa dal visore caratteri con Ctrl+Cmd+Spazio, cercando «square».
Usa ☐ per la voce aperta e ☑ per quella conclusa, lasciando uno spazio dopo il simbolo. Meglio evitare □ per lo stesso scopo: assomiglia troppo al rettangolo che i sistemi mostrano quando manca un carattere, e chi legge può pensare che il simbolo non sia arrivato.
La scala va da ▪ ▫ (i più piccoli, pensati come marcatori di elenco) a ◾ ◽, poi ◼ ◻, quindi ■ □ e infine ⬛ ⬜. Le proporzioni esatte dipendono dal font, quindi la differenza tra due gradini vicini può quasi sparire in un carattere e risultare evidente in un altro.
Sì, e ▪ è il candidato migliore: ha il corpo giusto per aprire una riga senza sovrastare il testo. ■ è troppo pesante per un elenco lungo, mentre ▫ funziona bene per i sotto-punti perché resta visibile ma più leggero. Nei curriculum la coppia • per il primo livello e ▪ per il secondo è quella che rischia meno.
Perché ⬛ ⬜ ◾ ◽ hanno la presentazione emoji predefinita: il sistema li disegna con il font emoji, quindi su iPhone e Android compaiono con il loro colore e la loro dimensione, indipendenti dal testo. Per una fila omogenea usa solo ■ □ ▪ ▫, che emoji non sono in nessun caso.
Sono l’eredità della grafica in bianco e nero: quando gli schermi e le stampanti non avevano il colore, le aree di un grafico si distinguevano per campitura. Restano utili nelle legende destinate alla stampa monocromatica e nei documenti che devono restare leggibili se fotocopiati, dove due colori diversi diventerebbero due grigi identici.